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Aree di interesse archeologico

Le numerose testimonianze archeologiche del riccihissimo territorio di Mineo comprendono tra l'altro i resti di almeno quattro città di età greca: Mineo stessa (l'antica città sicula "Menai"), Piano Casazze, Monte Catalfaro e Rocchicella-PALIKE' insieme a varie testimonianze comprese tra l'età palcolitica e l'età medioevale.

 

1. MENAI

Menai

- L'attuale abitato di Mineo copre completamente l' antica Menai di età sicula - greca e romana. Restano visibili solo alcuni tratti del muro di cinta databile al sesto sec. a.C. nei fianchi del castello Ducezio e il ninfeo ellenistico di porta Udienza originariamente arricchito da colonne, transenne, iscrizioni e un basso rilievo con talamone.


 

2. PIANO CASAZZE

- Centro indigeno ubicato quasi al limite con il territorio di Caltagirone, splendidamente isolato nel silenzio della campagna, conserva cospicui resti della cinta muraria di età greco-arcaica realizzata in conci regolari e completata da una serie di ambienti scavati nella roccia.

 

3. MONTE CATALFARO

- Presso il torrente omonimo, vicino il confine con il territorio di Militello sul monte Catalfaro, nome di origine araba, sono i resti compresi tra l'età preistorica e quella medioevale di un vasto abitato esteso su due alture collegate da una sella. Sul punto più alto, tra la fitta vegetazione, si intravedono le rovine di un castello medievale.

 

4. ROCCHICELLA - PALIKE' (foto sotto)

Lago e tempio dei Palici

L'altura basaltica di Rocchicella è lungo il fiume dei Margi presso il lago di Naftia, identificato fin dal XVI sec. con l'arca del famoso santuario dei Palici, il più importante luogo sacro della popolazione sicula. Il lago di Naftia ancora fino agli anni trenta, prima delle bonifiche agrarie e delle nuove trasformazioni industriali, comprendeva una serie di piccoli crateri caratterizzati da getti di anidride carbonica. Vicino al lago, davanti ad un imponente speco che si apre ai piedi della Rocchicella, le indagini effettuate dalla soprintendenza BB.CC.AA. di Catania hanno messo in luce due edifici sacri: una struttura databile al VII sec. a.C. e una elegante costruzione lunga 25 metri, probabilmente un tempietto, databile alla fine del V sec. a.C., realizzata in blocchi di arenarla perfettamente squadrati, alcuni dei quali arricchiti da eleganti modanature. Da quest'arca una scala intagliata nella roccia permette di raggiungere l'acropoli della città ospitata sulla Rocchicella, probabilmente l'antica Palikè fondata, secondo Diodoro Siculo, da Ducezio, il capo dei Siculi che si erano ribellati ai Greci, nella seconda metà del V sec. a.C.. Della città sono visibili l'acropoli con i resti delle fondazioni di un tempio e la cinta muraria orientale realizzata con la tecnica a telaio.


 

5. GROTTE DI CARATABIA

Grotte di Caratabia

Alla metà del V sec. a.C., l'epoca di Ducezio, risalgono i fregi raffiguranti scene di caccia al cinghiale, incisi sulle pareti rocciose di due grotte, probabilmente due camere sepolcrali, a Caratabia. Esse rappresentano un chiaro esempio dell'acquisizione dei modelli greci da parte della nobiltà sicula del tempo.

 

6. CAMUTI

Camuti

Nella ridente località di Camuti a sud Mineo sono i resti messi in luce dalla Soprintendenza BB.CC. AA. di Catania di un villaggio preistorico risalente all'antica età del bronzo, alla cultura Castellucciana (2000-1400 a.C.). Sono stati rinvenuti i fondi di alcune capanne e si è identificata la necropoli relativa con tombe a grotticella artificiale, alcune con prospetto decorato.

 

LAGO E TEMPIO DEI PALICI

Il Lago di Naftia in contrada Rocca, sola manifestazione di geyser in Sicilia, si era formato dalle emanazioni di acqua sulfuree proveniente da piccoli crateri. Oggi le acque sono controllate e distribuite per l'irrigazione, attualmente vi ha sede uno stabilimento per l'estrazione di anidride carbonica. Il luogo un tempo suscitava paura e rispetto per la presenza di crateri da cui fuoriusciva e fuoriesce tuttora il gas che generava rumori e strani vapori mortali quasi come fosse la manifestazione di divinità. Alla storia del lago è, infatti, strettamente legato il culto dei Palici, gemelli divini figli di Giove e della ninfa Talia, nati dal grembo della terra dove la madre era stata nascosta, per paura della vendetta di Giunone. Ducezio, consapevole dell'importanza del posto, vi fece innalzare un magnifico tempio che divenne ben presto il centro spirituale e propulsore di tutto il popolo siculo quasi come la città di Delfi per i Greci. I sacerdoti del tempio, oltre ad offrire sacrifici ai numi, si occuparono del giudizio di impostori e spergiuri. I giuramenti davanti al tempio seguivano dei riti particolari. In inverno, quando il lago era pieno di acqua, colui il quale si apprestava a giurare doveva lanciarvi una tavoletta su cui aveva inciso la propria verità. L'innocente doveva necessariamente vedere gallegiare la tavoletta; il caso contrario avrebbe decretato la propria colpevolezza. Da questo singolare rituale sembra sia detto "la verità viene sempre a galla". Quando il lago era asciutto, il rito cambiava. Chi giurava doveva toccare, restando in piedi e con gli occhi al cielo, uno dei crateri. Il colpevole rimaneva vittima della mefite mentre l'innocente si salvava. E' chiaro che il giudizio "DIVINO" era gestito dal sacerdote che stabiliva in precedenza la posizione per il giuramento o la consistenza della tavoletta. A volte chi giurava rimaneva solamente accecato dalle esalazioni e nonostante sia passato molto tempo, ancora oggi sentiamo è tipica espressione dialettale "uorbu da vista i l'uocchi" (ch'io possa esser privato della vista), come sapientemente ci fa osservare lo studioso Giuseppe Tomarchio. Il luogo fu soprattutto rifugio per schiavi maltrattati e oppressi, i quali potevano essere ripresi dai padroni solo dopo solenne promessa da parte di questi ultimi, davanti all'ara dei Palici, di un più umano trattamento. Il centro, spirituale e politico, contribuì ad accrescere la civiltà sicula, la cui cultura e senso di amministrare la giustizia ne determinarono la vera forza.

 

LA LEGGENDA DELLA TROVATURA

Poggio pizzuto

Si racconta che in cima al PoggioPizzuto "Puoiu Pizzutu"(nella foto), tra Palagonia e Mineo, si trovasse un tesoro di inestimabile valore, di cui ci si poteva impossessare solo effettuando la scalata con la bocca piena d'olio d'oliva.


 

CURIOSITA'

La località Borgo Tinto deve il suo nome ad una furiosa battaglia combattuta dagli Arabi proprio in quel luogo con così grande spargimento di sangue da far cambiare il nome della contrada in quello attuale il cui aggettivo "tinto" sta ad indicare la carneficina che abbrutii il luogo.

La contrada Rabbato deriva il suo nome dall'arabo "rabat", forma di doveri guerreschi che imponeva ai fedeli di interrompere la preghiera per combattere in difesa della fede lungo le frontiere dei paesi conquistati. Il monastero vicino al cimitero si trova proprio in quella contrada che nel periodo arabo era luogo fortificato. I monaci al bisogno si trasformavano in capi militari e guerrieri per difendere il territorio.

In contrada Camuti, come vuole la tradizione, ogni madre in attesa può assicurarsi un figlio poeta sedendo sulla cosiddetta "pietra filosofale". Ciò deriva dal fatto che un famoso poeta nenenino "Paolo Maura" soleva rifugiarsi presso la sua abitazione di campagna in questa contrada e trarre ispirazione poetica per le sue composizioni.

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